Pubblicato da: cuorelle su: novembre 5, 2011
In realtà, ormai, nel Pd in pochi credono alla praticabilità di un governo delle élite: dal ‘super-Ciampi’ dei lettiani al ‘governo di transizione’, di ‘decantazione’ o ‘tecnico’ proposto da Veltroni e da altri capicorrente.
Bersani s’è convinto che per il buon Mario Monti non c’è spazio in questo Parlamento, che gli elettori non gradiscono e, soprattutto, che non è una buona pensata impiccare la sua piattaforma ‘socialdemocratica’ a un programma di governo stilato a Francoforte: vedere per credere il giudizio del responsabile economico del partito Stefano Fassina – che di Bersani è insieme prodotto e ispiratore – sulla lettera della Bce (pastrocchio neoliberista) e sul tema elezioni (‘speriamo siano il prima possibile’).
Alla negletta categoria di quanti non recedono dall’idea che agli elettori va affidata una scelta chiara va iscritta l’intera, eterogenea area che sostenne Ignazio Marino al congresso: ‘Un governo tecnico può anche essere eccellente, come fu il caso di Ciampi, ma non può essere il principale partito di opposizione a chiederlo.
Altro ‘bipolarista residuo’ nel Pd è Pippo Civati, rottamatore per così dire moderato, anche lui ostile alla prospettiva del governo degli ottimati: ‘Intanto non ci sono le condizioni per farlo e poi secondo me non è nemmeno auspicabile: solo un governo politico con un po’ di respiro può permettersi di fare quello che serve’.
Fonte:
http://www.ilfoglio.it/soloqui/11047